Nata quasi per caso dal geniale intuito di un costruttore edile, Daniele Zavatti, che voleva realizzare una piscina per la sua famiglia, in circa 35 anni di attività Zavatti Piscine ha saputo ritagliarsi una solida posizione di mercato grazie a una grande inventiva e a una “maniacale” attenzione alla qualità artigianale delle proprie creazioni.
Oggi, la storica sede a Poggio Rusco, in provincia di Mantova, è anche un grande showroom di 1.000 mq: tra i più grandi e forniti in Europa, può vantare una selezione di prodotti per piscina che supera il migliaio di elementi. Lo scopo è raccogliere in un unico ambiente non solo tutti gli accessori, ma anche un’ampia gamma di vere e proprie piscine in opera installate e “pronte al tuffo”.
“Il cliente deve solo preoccuparsi del design, e al resto pensiamo noi”, ci ha detto Danny Zavatti, oggi alla guida dell’azienda, in apertura della nostra intervista. Molto cordiale, e chiaramente appassionato di un lavoro che fa da quando era ragazzo, Zavatti Jr. ha ricostruito per Piscine Oggi le tappe fondamentali di un’avventura imprenditoriale partita da zero – e contro ogni favorevole pronostico.
Danny e Daniele Zavatti, rispettivamente figlio e padre, titolari di Zavatti Piscine e Zavatti Shop.
Partiamo dagli inizi. Da dove nacque l’interesse di suo padre per il mondo delle piscine?
L’idea-guida che ha spinto mio padre Daniele fin dall’inizio è stata quella di produrre cose che nel mondo della piscina ancora non esistevano. Fu quando io avevo dieci anni che decise di costruire la sua prima piscina per me. Partecipando a una fiera, vide un blocchetto di polistirolo importato dall’Austria (dove è usato per costruire case), e pensò che in terreni ex paludosi come quelli della Bassa mantovana-modenese – che si gonfiano e sgonfiano nel corso delle stagioni – la soluzione migliore fosse scavare poco e usare materiali flessibili per prevenire queste problematiche. Un anno dopo, aveva già realizzato 5-6 piscine per alcuni dei suoi amici. Un po’ tutti (mia madre compresa) lo consideravano un incosciente (“Vuoi metterti a costruire piscine a Poggio Rusco?”, dicevano), ma lui è una persona dal carattere difficile che ha sempre avuto grandi intuizioni – quasi un sesto senso, direi – e una grande inventiva. Il tempo gli ha dato ragione.
E quand’è che anche lei è entrato in gioco?
I miei genitori mi hanno avuto molto presto, neppure ventenni, e per questo posso dire che siamo veramente “cresciuti insieme” – a livello familiare come a livello aziendale. A diciott’anni lavoravo già regolarmente con mio padre. Ho fatto un paio d’anni di cantiere (esperienza fondamentale per acquisire le competenze necessarie in questo mestiere) e poi, intorno al 2000, ho cominciato a vendere online. È così che, insieme, siamo arrivati a fare quello che facciamo oggi.
Come siete arrivati al successo?
La nostra attività nel settore delle piscine partì un po’ a “singhiozzo” nei primissimi anni Novanta, per poi stabilizzarsi e crescere notevolmente nei successivi trent’anni. Soprattutto all’inizio, la nostra azienda voleva realizzare piscine durature (classici modelli skimmer con casseri e muro singolo) pensate espressamente per una clientela locale. Poi, nel tempo, attraverso lunghe fasi di sperimentazione, siamo arrivati a realizzare vasche a bordo sfioro con compensazione perimetrale e senza vasca di compensazione esterna: la differenza è tutta nei muri di costruzione della piscina. È questo modello di vasca, con profili registrabili, che ci ha permesso di “fare il salto” negli ultimi vent’anni. Un salto che è stato sia geografico – allargando il nostro raggio d’azione a diverse parti del Nord Italia, incluso il lago di Garda (dove abbiamo un’altra sede) – sia di immagine, perché mentre mio padre (da vero e proprio “animale di cantiere”) è sempre rimasto un po’ dietro le quinte, il mio lavoro con l’e-commerce e i social ha progressivamente rafforzato la nostra popolarità. Mi capita spesso di essere contattato da persone interessate perché hanno visto, ad esempio su Instagram, una piscina che le ha colpite. La nostra formula, comunque, non è cambiata: ricerca, sviluppo e semplicità di utilizzo sono sempre alla base di ogni nostro lavoro.
Su quali numeri potete contare, oggi?
La nostra capacità di messa in opera è di circa un centinaio di piscine all’anno (su un raggio d’azione di 200 km), mentre il parco assistenza – con interventi in presenza o a distanza – include oltre 2.000 vasche in un raggio di 100 km. Può sembrare un’area molto limitata, ma se si considera la sua elevata densità urbana (Modena, Parma, Reggio Emilia, Bologna, Verona, lago di Garda) si comprende bene come le opportunità non manchino di certo. Vista la posizione strategica del nostro showroom, il bacino d’utenza di maggior afflusso è per noi rappresentato da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Se riceviamo richieste dal Centro-Sud Italia – e, più in generale, fuori dal nostro raggio d’azione – allora ci appoggiamo a dei collaboratori, oppure gestiamo la cosa a distanza fornendo il materiale necessario e tutte le istruzioni che servono per la realizzazione della piscina, in tal caso affidata a maestranze locali. I materiali per la costruzione di ogni piscina sono per l’80% prodotti internamente in stabilimento; il restante, invece, è fornito da partner affidabili, accuratamente scelti dal nostro comparto di qualità che provvede a selezionare le aziende con cui collaborare – prediligendo quelle italiane. Produciamo, assembliamo impianti con componenti made in Italy, vendiamo anche business-to-business (a “colleghi” che non ci piace vedere come “concorrenti”), e così via. Senza dimenticare che l’e-commerce ci permette di vendere articoli e accessori in tutta Europa: oggi siamo sulle 200-250 spedizioni al giorno. In questo ambito siamo stati pionieri nel settore: nonostante le iniziali perplessità di mio padre, ne abbiamo compreso insieme le potenzialità, e l’e-commerce è diventato presto una vera e propria spalla della nostra attività principale. Le istruzioni a video in più lingue che ho creato soprattutto negli ultimi dieci anni (con particolare attenzione ai mercati francese e tedesco) ci hanno poi ulteriormente aiutato a consolidare la nostra immagine sul mercato italiano come su quello europeo.
Ciò che avete creato è il frutto di una precisa strategia di lungo termine?
No. Il network che abbiamo creato negli ultimi vent’anni, fra clienti e aziende partner, non è stato frutto di pianificazione: partendo da zero, si è semplicemente creato (e ottimizzato) passo dopo passo come risultato diretto del nostro modo di approcciare questi rapporti. La crescita è stata, per forza di cose, anche interna: se in principio eravamo sì e no in 10, oggi superiamo i 40 tra lavoratori interni e collaboratori esterni, con una squadra interna composta in larga maggioranza da donne (che si sono rivelate più abili a gestire più cose allo stesso tempo). Un bell’ambiente con una struttura organizzativa orizzontale dove vige il principio della massima condivisione delle informazioni. È questa continua condivisione/apertura in azienda e all’interno del nostro network ad avere reso certi clienti persino più competenti di me in certi ambiti. Ribadisco che ci piace ragionare in termini collaborativi piuttosto che competitivi: siamo sempre aperti a dare una mano o a fare business insieme ad aziende limitrofe con esigenze simili alle nostre.
Come siete riusciti a bilanciare una crescita così importante con i vostri standard qualitativi?
L’opzione di seguire i lavori a distanza ci ha permesso di fronteggiare il notevole aumento di richieste senza compromettere né la qualità di ciò che facciamo, né la fiducia che i clienti ci accordano. Al contempo, ci siamo focalizzati sulla gestione dei cantieri, sulle relazioni con alcuni architetti di fiducia e sul contatto diretto con la clientela: non ci avvaliamo di rappresentanti e per noi non è insolito avere come clienti figli di nostri vecchi clienti. Sono essenziali, in questo senso, le otto postazioni fisse a orario continuato tutto l’anno che abbiamo creato per l’e-commerce: ci avvaliamo di WhatsApp per gestire tutte le possibili problematiche della clientela. E se un problema non può essere gestito a questo livello, allora subentro io. Essere sempre e comunque a fianco del cliente (a prescindere dal fatto che la piscina costi 20mila o 100mila euro) è, del resto, un’altra delle nostre strategie chiave.
Immagino che l’attenzione all’impatto ambientale e ai consumi energetici faccia parte della vostra cultura aziendale.
Sì, e da molto tempo. Nel caso delle classiche vasche skimmer, ad esempio, l’impiego di cartucce industriali per filtri che non richiedono controlavaggio permette di ridurre i costi energetici come i consumi idrici. Le nostre piscine a bordo sfioro sono sempre state molto efficienti in termini economici e ambientali. E i pannelli fotovoltaici integrabili alle nostre soluzioni contribuiscono ulteriormente ad abbattere i costi di gestione e manutenzione.
Quali sono gli ingredienti fondamentali di un buon rapporto fra committente e costruttore?
Per noi, il rapporto committente-costruttore deve essere diretto e basato sulla massima trasparenza e fiducia reciproche. Come mi ha insegnato mio padre, bisogna parlarsi e guardarsi negli occhi: entrare in sintonia con il cliente e arrivare a parlare la stessa lingua è per me il modo più bello di vendere. Se poi non ci si piace, e ci si rende conto che non è possibile capirsi, sono io il primo a riconoscerlo: perché è fondamentale che entrambe le parti siano alla fine soddisfatte e litigare è solo controproducente. È questo contatto diretto e quotidiano con il cliente che ci stimola alla realizzazione di progetti sempre innovativi e personalizzati. Ed è proprio per onorare questo tipo di relazione che ci preoccupiamo di “filtrare” i prodotti per i nostri clienti sul piano qualitativo. Mio padre e io abbiamo sempre trattato solo ed esclusivamente prodotti, materiali e accessori che ci garantiscono durata e alta qualità.
Tirando le somme: potrebbe farci un primo bilancio della vostra ultratrentennale avventura?
Partendo veramente da zero, abbiamo ottenuto risultati di cui siamo molto orgogliosi. Negli ultimi tre anni ho convinto i miei genitori ad andare in pensione perché, dopo così tanto lavoro, volevo che si godessero i frutti di ciò che hanno fatto prima di diventare troppo anziani. La nostra, comunque, è un’azienda destinata anche in futuro a rimanere familiare. Non vogliamo crescere troppo per due ragioni principali: da un lato, vogliamo che le nostre realizzazioni continuino ad avere una qualità di tipo artigianale; dall’altro, vogliamo continuare ad avere un rapporto molto “umano” e diretto con i clienti.
