Trasformare il calore in energia rinnovabile: Deep Green sfrutta i data center

Siamo a Exmouth, in Gran Bretagna, e la startup Deep Green sembra aver rivoluzionato il modo di riscaldare le piscine nei centri ricreativi attraverso il calore sprigionato dai data center, veicolato verso un serbatoio pieno di olio biodegradabile e pompato in uno scambiatore di calore.

Il meccanismo, in sé molto semplice, consiste nel riciclo e nel trasferimento di energia che altrimenti andrebbe sprecata, calore che diviene a tutti gli effetti fonte di risparmio.

A fungere da esempio di riuscita di questo progetto, una piscina pubblica di Exmouth che ha utilizzato questo sistema e ha riscontrato un risparmio di gas di circa il 62%, quantificabile in 20.000 sterline.

Un ulteriore fattore di risparmio consiste nel riscaldamento conseguente delle apparecchiature di raccolta ed elaborazione dei dati dai quali il calore viene trasferito.

C’era già stato un precedente nell’utilizzo di questa tecnologia innovativa, a Londra: una rete di teleriscaldamento composta da diversi data center per la condivisione di calore all’interno di alcune comunità.

L’idea di Deep Green è però più versatile, dal momento che non viene usato un unico sistema di storage dati ma se ne impiega più di uno, oltrepassando l’ostacolo relativo all’ottenimento delle autorizzazioni per la pianificazione e l’installazione. Centri più piccoli, dunque, ma capillari.

Questa idea è valsa, per Deep Green, un importante finanziamento di 200 milioni di sterline da parte di Octopus Energy, gruppo energetico britannico specializzato in rinnovabili e soluzioni intelligenti per l’energia.

Una rivoluzione in atto, questa che riguarda l’energia rinnovabile attraverso reti di teleriscaldamento, tanto da portare l’Unione Europea a un regolamento - entrato in vigore il 10 ottobre scorso - obbligherebbe i data center dell’UE con il consumo energetico annuo superiore a 2780 MWh a rendere pubbliche le proprie prestazioni energetiche.