Salvamento, il TAR Lazio accoglie il ricorso contro il DM 85/2024

In seguito al ricorso presentato dalla Società Nazionale di Salvamento Genova (SNS) e dalla Federazione Italiana Salvamento Acquatico (FISA), iI TAR del Lazio ha annullato alcune clausole restrittive del decreto 85/24 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) sulla formazione dei bagnini di salvataggio (“Regolamento recante norme per l'individuazione dei soggetti autorizzati alla tenuta dei corsi di formazione al salvamento in acque marittime, acque interne e piscine e al rilascio delle abilitazioni all'esercizio dell'attività di assistente bagnanti”). La motivazione indicata nella sentenza R.G. 9759/2024 è che sono stati violati i principi di proporzionalità, imparzialità, buon andamento e concorrenza concentrando qualifiche e funzioni in capo a un unico circuito tecnico-sportivo. La sentenza evidenzia inoltre un difetto di istruttoria e di valutazione di alternative regolatorie meno restrittive rispetto alla finalità pubblica di elevare e uniformare gli standard formativi.

Tra le disposizioni annullate dal TAR per aver introdotto vincoli ritenuti ingiustificati o sproporzionati ci sono (a) l’Art. 4, c.1, lett. d): requisito “soglia” su articolazioni/affiliazioni territoriali e distribuzione regionale; (b) l’Art. 4, c.1, lett. g): capacità finanziaria minima fissa (250.000 euro); e (c) l’Art. 4, c.3, lett. d); art. 12, c.1, lett. c); art. 16, c.2: obbligo di tecnici con qualifica “allenatore di nuoto per salvamento” secondo SNaQ CONI. Non sono invece state toccate dalla sentenza le parti del regolamento su contenuti dei corsi, criteri di ammissione, prove d’esame, rilascio/durata brevetti e vigilanza, in quanto non ritenute intrinsecamente discriminatorie.​

“Uno dei punti del ricorso puntava il dito contro l’obbligo di impiegare esclusivamente allenatori abilitati dal CONI, e dalla Federazione Italiana Nuoto (FIN), come docenti del corso di formazione per assistente bagnanti e nelle commissioni di esame”, ha spiegato il presidente FISA Raffaele Perrotta. “Con il DM 85/2024 venivano infatti improvvisamente annullati, ingiustamente, decenni di esperienza, know-how e formazione degli istruttori nelle arti marinaresche o maestri di salvamento, che lavorano nel settore da molto prima”. Secondo Perrotta, i vincoli "sproporzionati" introdotti dal decreto del MIT avrebbero imposto un “monopolio ingiustificato a favore della FIN e del CONI”.

La sentenza del TAR ha dunque riconosciuto il valore dell’esperienza degli enti storici pronunciandosi in favore di una formazione al salvamento più aperta e pluralistica. A questo punto, si riapre inevitabilmente il tema di come accreditare i formatori al salvamento in modo più equo e proporzionato.

(Foto: FreePik)