Piscine pubbliche: come consumare meno e meglio?

Nell’aprire la sessione di ForumPiscine 2024 dedicata ai risultati del primo Rapporto nazionale sul consumo energetico e idrico degli impianti natatori, un consulente di lungo corso come Marco Sublimi ha messo subito l’accento sull’importanza di guardare alle attuali difficoltà come un’occasione per migliorare le cose.

Frutto della collaborazione tra ForumPiscine, CoNGePi (Confederazione Nazionale Gestori Piscine) e FIRE (Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia), l’indagine – che ha coinvolto i gestori di piscine pubbliche di CoNGePi – fotografa un quadro in cui i problemi di certo non mancano. Dalla pandemia al cambiamento climatico in accelerazione, dall’aumento dei costi energetici all’instabilità geopolitica, le tante crisi del nostro tempo hanno esacerbato difficoltà mai seriamente affrontate in passato. Oggi che i nodi sono giunti al pettine e i conti da pagare sono alquanto salati, è meglio rimboccarsi le maniche invece di piangersi addosso. Come ha precisato Sublimi, “di momenti difficili il nostro comparto ne ha conosciuti tanti, e proprio per questo penso sia preferibile concentrarci sul futuro e le sue opportunità”.

È del resto proprio questo lo spirito con il quale lo studio è stato condotto. Fotografare lo stato dell’arte, certo, ma fare anche emergere prassi, obiettivi e priorità al fine di incentivare azioni concrete a molteplici livelli: adozione di iniziative e strategie di sostegno da parte di decisori politici (come contributi e agevolazioni per investimenti che riducano i consumi energetici), condivisione di buone pratiche, accorta valutazione dell'efficienza energetica, indirizzo delle scelte impiantistiche future.

I risultati principali dell’indagine sono stati presentati nel corso della sessione da Dario Di Santo, direttore di FIRE.

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Relatori sessione ForumPiscine-FIRE-Congepi

Una scarsa attenzione ai consumi

Il rapporto di ForumPiscine, CoNGePi e FIRE si basa su un campione sufficientemente rappresentativo, composto da quasi 200 gestori.

Di questi, circa la metà ha in gestione un solo impianto, ma una percentuale non trascurabile (il 15%) gestisce tra i 10 e i 20 impianti – e dovrebbe quindi essere particolarmente interessata all’efficientamento energetico. Il 77% degli impianti si trova al Nord, il 90% ha oltre 250 praticanti, il 60% ha almeno una vasca aperta, l’88% almeno una chiusa e il 20% una copertura rimovibile, l’82% è attivo per tutto l’anno. Oltre un terzo dei soggetti intervistati consuma più di 15mila metri cubi di acqua all’anno. Le tariffazioni sono molto variabili (c’è chi paga anche il doppio o il triplo rispetto ad altri gestori), mentre i volumi di acqua riscaldata – e, quindi, i consumi energetici – sono inevitabilmente grandi.

I gestori che hanno cercato di digitalizzare le loro strutture sul lato consumi non sono tanti: anche se c’è una buona presenza di soluzioni adottate per ridurre i consumi d’acqua in docce e spogliatoi, i sistemi di building automation contraddistinguono solo il 12% degli impianti. Anche il dato sugli interventi realizzati non è proprio esaltante: a parte alcune tipologie più “gettonate” (come gli interventi sulle unità di trattamento dell’aria, che arrivano al 15-20%), la media (che include recuperatori di calore, solare termico, e impianti fotovoltaici) è molto più bassa, intorno al 5-7%. “Le strutture che hanno fatto poco o niente sono quindi tante”, ha commentato Di Santo.

Un altro aspetto molto significativo è che, se da un lato il 92% dei rispondenti raccoglie regolarmente dati di consumo su elettricità e gas, dall’altro ben il 49% si affida solo alla lettura delle bollette: come puntualizzato da Di Santo, “ciò significa che una larga parte degli errori di fatturazione – piaga diffusa nel comparto – non è neppure individuata”. Il 67% dei gestori conta su analisi mensili, ma c’è ancora un 15% che fa controlli soltanto su base annuale (“il che equivale quasi a ignorare i consumi”). Solo il 21% degli intervistati ha sistemi di inserimento e archiviazione digitale dei dati di consumo, mentre la restante parte del campione si affida o a documenti cartacei, o a fogli Excel nei quali i dati sono inseriti manualmente. Lo stesso fatto che l’85% del campione utilizzi gas naturale come unico combustibile (con il restante 15% che fa invece affidamento sul GPL o, in misura ancora inferiore, sulle biomasse) è indicativo di quanto siano ancora poco rilevanti le fonti energetiche alternative.

Un primo segnale molto evidente è dunque che c’è, in generale, una scarsa attenzione ai consumi”, ha puntualizzato Di Santo. “Eppure, il fatto che il 55% dei nuovi impianti ad alta efficienza sia stato realizzato senza incentivi pubblici fa capire quanto questi impianti siano in realtà convenienti”. In modo analogo, di quel 30% del campione che ha stipulato contratti di tipo energetico, la stragrande maggioranza (88%) ne ha tratto beneficio.

Questa non è, comunque, una tendenza esclusiva del comparto piscine. In uno studio del 2023 condotto da Sport e Salute, Svimez e Uisp per conto del Ministero dello Sport, si evidenzia che a fronte di circa 77mila impianti (il 70% dei quali pubblici), l’89% non utilizza energia da fonti rinnovabili. Se poi si considerano i soli impianti pubblici, ovvero quelli più energivori, solo il 20% è stato efficientato sul piano energetico. “Si tratta certamente di un dato pessimo per i cittadini italiani, perché vuol dire che i nostri impianti sportivi costano e inquinano molto più del necessario”, ha osservato in proposito Sublimi. “Ma si tratta anche di una situazione che, da un punto di vista imprenditoriale, apre una fetta di mercato molto importante sulla quale occorre riflettere”.

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Rilanciare la transizione: vantaggi e sfide

Il potenziale interessa l’efficientamento energetico come la digitalizzazione. Occorre notare che circa il 54% dei gestori ha fatto una diagnosi energetica per capire come migliorare il proprio impianto, oltre la metà si aggiorna sugli incentivi disponibili, e il 44% ha in programma qualche intervento nel prossimo futuro. E un altro dato incoraggiante – evidenziato dall’ingegner Alessandro Bergamini, responsabile tecnico-commerciale di Menerga Italia – è che già con interventi limitati alla ventilazione della piscina, all’involucro e al sistema di recupero delle acque di scarico, il potenziale di risparmio energetico è superiore al 50%.

Da questi presupposti si può ripartire per accelerare una transizione che non può più essere rinviata. Il peggioramento del cambiamento climatico (con rischi che colpiscono non solo la disponibilità di fonti energetiche e acqua, ma anche la stabilità dei prezzi) e l’elevata instabilità geopolitica richiedono infatti azioni immediate ed efficaci. “Le previsioni per il 2024 parlano di prezzi abbastanza stabili o in leggero ribasso, ma l’unico modo per smarcarsi da questi rischi è abbattere i costi in modo sistematico e fare affidamento sulla produzione in loco”, ha suggerito Di Santo. Usare bene l’energia conviene del resto a tutti i gestori: bollette meno care, minori costi di manutenzione, maggiore funzionalità delle apparecchiature, minori emissioni di anidride carbonica (che diventeranno un costo anche fuori dall’industria a partire dal 2027), minori costi assicurativi (quelli legati al cambiamento climatico sono cresciuti almeno del 30% nell’ultimo anno), migliore esperienza per gli utenti, maggiore sicurezza, aumento nel tempo del valore degli immobili.

Tutto questo esige però sostanziali investimenti, e non si può ignorare il fatto che tanto la pandemia quanto gli alti costi energetici hanno danneggiato, e spesso indebitato, molti operatori. Per Sublimi e Di Santo occorre pertanto introdurre incentivi che offrano anche significative agevolazioni finanziarie. Ma ci sono altri due fattori che ostacolano nuovi investimenti.

Il primo è la breve durata delle concessioni pubbliche. “Ho recentemente letto bandi per concessioni biennali o triennali, e su tempi così brevi è impensabile investire e mettere a frutto le proprie competenze ed esperienze”, ha puntualizzato Sublimi. Un investimento di 300-400mila euro, ad esempio, richiede di essere ammortizzato su almeno 8-10 anni. Se la scadenza di una convenzione è di 3-5 anni (o meno), l’operazione diventa insostenibile. Concessioni più lunghe andrebbero inoltre a beneficio “non solo dei gestori, ma anche degli enti pubblici attraverso la valorizzazione del loro patrimonio immobiliare”.

Il secondo fattore di ostacolo da considerare è che, in un comparto in cui dominano microimprese poco patrimonializzate e con un numero medio di addetti inferiore a nove, la capacità di fornire idonee garanzie sugli investimenti necessari non può essere data per scontata.

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L’efficientamento energetico? Va incentivato

Luca Bosi, presidente di CoNGePi, ha preso la parola per osservare che questo primo rapporto sull’andamento energetico degli impianti natatori pubblici “può permetterci di introdurre delle politiche a tutela dei gestori – e, quindi, a favore dei milioni di utenti che ogni giorno utilizzano gli impianti”.

Bosi ha comunque ammesso che “se siamo arretrati sul piano dell’efficientamento è perché, fino a quando il costo dell’energia è stato mediamente basso, ce ne siamo tutto sommato disinteressati”. Un atteggiamento del genere è stato favorito dal fatto che, in diversi impianti, le bollette erano a carico del soggetto pubblico concessionario. Ma si tratta di un errore che “non dobbiamo ripetere”.

Se da un lato bisogna “correre”, dall’altro è necessario considerare che farcela da soli non è possibile. “Tra pandemia e crisi energetica, negli ultimi anni il 30% degli impianti natatori pubblici ha chiuso definitivamente (nel senso che potrebbero riaprire solo con costi troppo elevati a carico della collettività)”. Secondo Bosi, pertanto, “una prima richiesta da fare alla politica di ogni rango e livello è quella di scongiurare la perdita del patrimonio sociale e sportivo che queste strutture rappresentano per la collettività”.

Ora che i contributi a fondo perduto sono ormai finiti, sarebbe essenziale che nuovi contributi fossero offerti proprio per investire sull’efficientamento energetico sia nella parte edilizia che in quella impiantistica. In questa direzione, anche l’ICS (Istituto per il Credito Sportivo) potrebbe essere di grande aiuto introducendo “linee di finanziamento robuste (parlo di almeno mezzo milione di euro) che chiedano garanzie fondate sull’attività imprenditoriale invece che sul patrimonio”.

A sostegno di quanto argomentato da Sublimi e Di Santo, Bosi ha quindi ribadito quanto sia importante intervenire sulla durata delle concessioni. E ha poi auspicato che concessioni e convenzioni siano “regolate sul piano legislativo per evitare scontri con quegli amministratori locali che rifiutano di assumersi la responsabilità di scelte più coraggiose. Perché la risposta ai nostri problemi sia concreta ed efficace, la copertura deve essere sia finanziaria sia giuridica”.

L’intervento di Bosi si è concluso con un’importante notazione sui consumi di acqua. Da un lato, bisognerebbe cominciare a pensare a una tariffazione nazionale, “perché i costi variano anche notevolmente da regione a regione”. Dall’altro, bisognerebbe efficientare i ricambi d’acqua: “gli sprechi sono ancora eccessivi, e con un utilizzo più intelligente dei prodotti chimici potremmo ottenere gli stessi risultati a costi inferiori”.

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L’importanza di fare squadra

A chiosa della sessione, anche Marco Sublimi ha auspicato che i prossimi aiuti governativi vadano a supporto del risparmio energetico, e ha identificato nei contributi pubblici stanziati negli ultimi anni una solida ragione per essere abbastanza ottimisti.

Con un caveat: oltre a essere sotto-patrimonializzato, il comparto italiano delle piscine pubbliche è sempre stato frammentato non solo in termini di forza lavoro, ma anche sul piano collaborativo.

Se è vero che mai come nei momenti critici è necessario fare squadra, ha concluso Sublimi, allora questa è una tendenza che deve essere assolutamente invertita.

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Sala Convegno FIRE a ForumPiscine 2024

Rapporto nazionale ForumPiscine-CoNGePi-FIRE: i punti chiave

  • L’indagine evidenzia come ci siano notevoli margini per migliorare l’efficienza energetica e idrica: per molte soluzioni, il tasso di adozione da parte dei gestori è nell’ordine del 7% e arriva al massimo al 20%.
  • Il 54% dei rispondenti hanno realizzato una diagnosi energetica e il 44% ha in programma interventi per il biennio successivo.
  • Gli interventi realizzabili riguardano, ad esempio, gli involucri, le vasche, il recupero dell’acqua, i recuperatori di calore, le unità di trattamento aria, le pompe e la generazione da fonti rinnovabili o cogenerativa. C’è inoltre ampio spazio per la digitalizzazione e l’automazione (solo il 12% dei gestori ha attualmente un sistema di monitoraggio).
  • Molti degli interventi realizzabili, oltre a produrre risparmi economici, consentirebbero di migliorare sia l’esperienza di gestione, sia l’esperienza degli utenti.
  • La crisi dei prezzi energetici, combinata con la riduzione dei ricavi legata alla pandemia, ha avuto effetti pesanti su tutti i gestori in termini di redditività e indebitamento; solo una minoranza ha affermato di avere ottenuto dei contributi straordinari o ha potuto rivedere il contratto di concessione con gli Enti proprietari.
  • Si pone con forza la necessità di introdurre strumenti di supporto economico-finanziario, perché la crisi ha eroso la possibilità di indebitarsi per molti gestori.
  • Le concessioni dovrebbero essere pensate per (a) stimolare la realizzazione di interventi di efficientamento energetico e idrico (lungo tutto il periodo della concessione) e (b) gestire in modo adeguato situazioni di crisi nell’interesse di proprietari, gestori e utenti.

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