Piscina e cane: convivenza faticosa

Sicuramente un cane e una piscina non sono e non devono essere considerati incompatibili, le due cose non si escludono vicendevolmente, ma costringono il proprietario ad alcuni accorgimenti che evitare di passare le giornate a destreggiarsi tra l’uno e l’altra dimenticando tutto il resto.

 

Pensare al cane

Prima di tutto occorre che il proprietario di casa conosca bene le diverse razze di cani e decida con cognizione di causa per quale propendere, anche e soprattutto in vista di un progetto che prevede una piscina. Un parametro da considerare è il rapporto di una specifica razza con l’acqua e la predisposizione di razza al nuoto.

Se è vero che ogni esemplare ha una specifica personalità e dei gusti che possono essere diversi dai conspecifici della stessa razza, dobbiamo tener conto che esistono delle attitudini innate ben incastonate nel DNA del cane, che differiscono da razza a razza e che fanno parte di quella che chiamiamo “memoria di razza”.

Così come un border collie troverà più naturale rispetto a un bassotto la gestione del gregge e il controllo del territorio, allo stesso modo possiamo dire che un retriever sarà più propenso a lanciarsi in acqua rispetto a un carlino, che l’acqua proprio non la sopporta. Un cane di tipo retriever (golden retriever, labrador e così via) è infatti un eccellente nuotatore, portato per natura a tuffarsi e rincorrere oggetti anche in fiumi e laghi. Non disdegnerebbe affatto una piscina.

Prendere un cane di queste razze significherebbe avere un cucciolo con la tendenza a bagnarsi di continuo e a perdere una notevole quantità di peli in acqua, essendo dotati di un pelo lungo e con sottopelo fitto.

Il proprietario che possiede un cane con attitudine al nuoto farà bene, dunque, a controllare molto spesso il sistema di filtraggio dell’acqua e gli skimmer.

Se invece si possiede un cane che non tollera molto l’acqua e non apprezza il nuoto, come un bulldog o un dobermann, l’attenzione che si dovrà avere starà nel tenere il cucciolo lontano dalla vasca, prima di ogni cosa per evitare lo spiacevole incidente del cane che piomba in acqua e, nervoso, tenta di uscire per correre ovunque e scaricare la tensione mordendo qualcosa.

Ci sono poi cani che per natura, essendo brachicefali, fanno più fatica a respirare: questi cani sono a rischio annegamento più di altri, ed è bene che il proprietario conosca le principali manovre di rianimazione cardiopolmonare o che si munisca di giubbotto di salvataggio per cani.

In ogni caso, sia che si possegga un labrador che un carlino, è saggio e consigliabile avere una buona copertura della vasca per quando i nostri amici sono da soli e senza una supervisione.

La regola generale, non a caso, è che a prescindere dalla razza il cane non vada lasciato troppo a lungo da solo in prossimità di una piscina scoperta, a meno che non vi sia di base un buon addestramento alle spalle.

Un buon addestratore cinofilo potrebbe aiutare i proprietari a gestire meglio il proprio cucciolo e a inibire i comportamenti impulsivi quali tuffi o giochi in prossimità del bordo piscina.

Tuttavia è bene ricordare che non basta avere un cane ben educato per scansare incidenti, e che pertanto delle buone precauzioni potrebbero esonerare i proprietari dal dover tenere sempre sott’occhio il proprio cane.

Infine: mai costringere un cane ad approcciarsi alla vasca se non ne ha voglia. Il rischio, come già detto, è quello di creare situazioni di stress per il proprio cucciolo.

 

Pensare alla piscina

L’acqua della piscina è poi spesso clorata o può contenere sostanze chimiche. In caso di presenza di un cane è consigliabile sciacquare l’animale con abbondante acqua pulita dopo una nuotata in piscina e controllare che non vi siano segni di irritazione. In caso di irritazione da cloro è necessario consultare un veterinario ed evitare ulteriori esposizioni del cane all’agente irritante.

Una buona soluzione potrebbe consistere nell’utilizzo di un igienizzante senza cloro, come il bromo, o uno ionizzatore. Una piscina funzionale è frutto di un progetto funzionale. Oltre alla copertura, quindi, è bene assicurarsi che la piscina abbia un punto in cui l’acqua è meno profonda, in modo che il cane possa dirigersi lì per riprendere fiato.

L’alternativa sana a una copertura, che in ogni caso è consigliabile per diversi altri fattori legati all’igiene e al risparmio energetico, può essere recintare la piscina e renderla accessibile al cane solo nei momenti in cui il proprietario è nei paraggi.

Com’è comprensibile e intuitivo, possedere sia un cane che una piscina richiede una serie di accortezze che facilitino la gestione di entrambi, ma non è impossibile una convivenza piacevole e funzionale per tutti se si fanno le cose con cura e competenza.