L’IA e la ridefinizione professionale nel settore delle piscine

Quanto segue è una sintesi dell'articolo "How AI is Redefining the Modern Pool Business" di Laci Davis, pubblicato sul portale www.acquamagazine.com 

Una silenziosa rivoluzione è in corso nel settore delle piscine. Il mestiere è sempre lo stesso, ma gli strumenti stanno diventando più intelligenti. I dosatori galleggianti rilevano in tempo reale i livelli di cloro, pH e ORP e dosano il prodotto solo quando l’acqua lo richiede effettivamente. Le schede dei riscaldatori vengono fornite con la manutenzione predittiva già integrata. L’hardware si sta evolvendo. Ma è forse il back office l’area che sta cambiando più rapidamente per l’impatto dell’intelligenza artificiale: preventivi, confronto fra attrezzature, documenti sulle procedure operative standard, follow-up con i clienti, ottimizzazione dei percorsi, analisi del conto economico. Funzioni come queste, che un tempo richiedevano l’assunzione di un secondo dipendente, un consulente esterno o una settimana lavorativa di 60 ore, sono oggi gestite da un telefono e svolte nei ritagli di tempo.

Eliminare l’attrito fra giudizio e lavoro finito
Il consulente odierno gestisce un’attività snella. Non ha analisti nel suo staff, né un reparto marketing, né un responsabile operativo che rediga le sue procedure standard. Ma dispone di una serie di strumenti che ricoprono quei ruoli ciascuno al momento opportuno. Nulla di tutto ciò sostituisce il suo giudizio professionale – elimina solo l’attrito tra il suo giudizio e il lavoro finito. Il filo conduttore è la leva: ottenere il rendimento di un team più grande senza i costi che ne derivano. Invece di aumentare l’organico, si potenziano le capacità. Rob Breault, proprietario di Greyshark Pools nella Carolina del Nord, impiega l’IA per creare soluzioni concrete: dalla messa a punto di uno scanner per i ricambi delle attrezzature per piscine agli strumenti di business intelligence per la rendicontazione dei servizi. Per un’azienda di servizi, l’IA sta insomma diventando il reparto di ricerca e sviluppo. Un altro interessante esempio è Pool Brain: fondata dall’ex gestore di un’azienda di piscine di Phoenix, Adam Beech, l’azienda utilizza l’IA per prevedere automaticamente il numero di pastiglie di cloro necessarie per la disinfezione di un bacino idrico di qualsiasi dimensione.

Un’arma a doppio taglio
L’IA è tuttavia un’arma a doppio taglio, perché può conferire credibilità immediata anche a chi non se la meriterebbe. “Vediamo già persone non qualificate o poco affidabili che utilizzano [l’IA] per rafforzare il proprio marchio nonostante la loro scarsa esperienza”, ha osservato il presidente di Pool Pros Mike Bowers. Se la frustrazione del veterano è più che comprensibile (una vera competenza richiede anni per maturare), l’impegno del nuovo arrivato è comunque del tutto legittimo: utilizzare ogni strumento a sua disposizione per competere non è barare. Il vero punto è dunque un altro. Non bisogna permettere che l’IA diventi un mero strumento di marketing attraverso il quale promettere un livello di esperienza (e, quindi, di affidabilità) che il lavoro concreto non sarà in grado di sostenere.

IA a supporto della competenza tecnica, non del marketing Spostando il problema dal piano della competenza tecnica a quello del marketing, diventa chiaro ciò che il veterano e il principiante possono fare. Il professionista esperto deve ricordare che i suoi anni di esperienza sul campo sono l’unica cosa che l’IA non può simulare: vanno dunque valorizzati al meglio lasciando che sia l’esperienza stessa a parlare al cliente. Il nuovo arrivato deve invece lasciare che l’IA gli “apra la porta” del settore, per così dire, impegnandosi però affinché sia poi la qualità del suo lavoro a tenerla aperta. Lo strumento può avviare la conversazione, ma solo i risultati costruiscono nel tempo una solida reputazione. Bisogna infine ricordare che l’IA dà il meglio di sé quando il lavoro riguarda la lingua, la ricerca e la ripetizione, mentre è più debole quando sono necessari giudizio, fiducia e contatto umano. Invece di affidare ogni compito a questo strumento, il segreto consiste nel capire quando è opportuno usarlo e quando è invece meglio rinunciare.

Facciamo un esempio
Un proprietario di casa ha sul tavolo tre offerte concorrenti per un nuovo riscaldatore per piscina. Prima di firmare qualsiasi cosa, vuole il parere del suo esperto locale, Drew Coppolino. Non molto tempo fa, Drew avrebbe perso un pomeriggio a esaminare le schede tecniche. Oggi, apre ChatGPT e gli chiede di effettuare un “test comparativo” fra le tre opzioni. Nel tempo che ci vuole per bere un caffè, Drew ha a disposizione un’analisi ben dettagliata e argomentata. Il proprietario non ha scelto Drew perché quest’ultimo usa l’IA: molti dei suoi concorrenti lo fanno. Ha scelto Drew perché è lui ad avere usato questo strumento per fare qualcosa che un esperto indaffarato raramente ha il tempo di fare. Infine, Drew sapeva cosa chiedere (e in che modo) al bot grazie alla sua esperienza consolidata nel tempo e alla consapevolezza di ciò che era davvero importante per l’utente finale.

Per concludere: l’IA non sta venendo a rubarvi il lavoro. È il professionista che impara a utilizzarla meglio di voi che potrebbe rubarvi i clienti.

(Foto: Magnific)