Il cloro elimina il Covid-19? Il parere dell’Health Protection Surveillance Centre

Un tuffo in piscina ai tempi della pandemia da coronavirus è sicuro? In altre parole, il cloro, comunemente (ed efficacemente) utilizzato per trattare l’acqua, è sufficiente a eliminare il Covid-19?

Secondo l’Health Protection Surveillance Centre, l’Ente irlandese di sorveglianza della protezione della salute, che fa parte del servizio sanitario irlandese, sì: rispettando fedelmente le pratiche di disinfezione idrica raccomandate il Covid viene reso inattivo dal cloro disciolto nell’acqua potabile e, dunque, anche in piscina. Il coronavirus 2 da sindrome respiratoria acuta grave, abbreviato in Sars-Cov-2 (acronimo dall’inglese Severe Acute Respiratory Syndrome - Coronavirus - 2), in precedenza nominato nuovo coronavirus del 2019 (2019-nCoV, o anche 2019 nCoV-Ard), è un ceppo virale della specie Sars-related coronavirus/Sars-CoV, che fa parte del genere Betacoronavirus (famiglia Coronaviridae), sottogenere Sarbecovirus, scoperto intorno alla fine del 2019. Si tratta del settimo coronavirus riconosciuto in grado di infettare esseri umani.

Il nome ufficiale dato dall’Organizzazione mondiale della sanità alla sindrome causata dal virus è Covid-19 (abbreviazione dell’inglese Coronavirus Disease-2019). Questo virus appartiene alla stessa famiglia di coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus (Sars-Cov o Sars) ma anche della Sindrome respiratoria del Medio Oriente Coronavirus (Mers-Cov o Mers), che hanno causato le due precedenti epidemie. Dal momento che Sars e Mers appartengono alla stessa famiglia di coronavirus, è il ragionamento dell’Hpsc, possiedono simili proprietà fisiche e biochimiche e sono trasmissibili con le stesse modalità del Covid-19. In assenza di dati specifici sul Covid-19, si fa affidamento sui dati relativi alla Sars e alla Mers, assieme ai dati surrogati sui coronavirus, per estrapolare informazioni e per la valutazione e la gestione del rischio. In particolare, il materiale genetico virale è contenuto all’interno di strutture proteiche chiamate capsidi. I virus sono divisi in tre gruppi: i virus con involucro sono circondati da una membrana lipidica esterna; quelli senza involucro (divisi in grandi e piccoli) ne sono privi. Laddove presente, l’involucro contiene le proteine ​​virali e media il legame con le cellule ospiti.

Fondamentalmente, i virus con involucro sono più facili da uccidere: Sars-Cov-2 è un virus con involucro e quindi più facile da eliminare. Il Coxsackievirus, il Poliovirus e il Rotavirus ad esempio, sono invece senza involucro. In acqua potabile, sono inattivati ​​a cloro Ct inferiore a 15 mg.min/litro: pertanto, un virus con involucro come il Covid-19 verrà inattivato a valori Ct ancora più bassi. Per quanto riguarda la clorazione dell’acqua potabile, rimarca l’Hpsc, per "attuali raccomandazioni" si intende un valore Ct di almeno 15 mg.min/litro (ad esempio esposizione a 0,5 mg/l di cloro libero per almeno 30 minuti), sufficiente, dunque, a inattivare il virus.

Per la clorazione dell’acqua della piscina, invece, serve un residuo di cloro libero di almeno 1,0 mg/l (a seconda del tipo di piscina e del disinfettante usato), che consente allo stesso modo l’inattivazione del Covid-19. Nota bene: per quanto riguarda le piscine, la stessa logica si applica a standard quali Pwtag 20162 (The Pool Water Treatment Advisory Group) e Ehoa6, per il controllo dei rischi microbiologici nelle piscine trattate con disinfettante. Il residuo minimo di cloro libero raccomandato dipende dal tipo di piscina e dal prodotto chimico di clorazione utilizzato: le piscine termali, (“jacuzzi”) ad esempio, necessitano di un residuo più elevato. Per maggiori dettagli occorre fare riferimento alle Linee guide in materia. In ogni caso, indipendentemente dal tipo di piscina, l’adesione alle Linee guida permette di controllare efficacemente il rischio di trasmissione del Covid-19 attraverso l’acqua.