Educare all'igiene in piscina

Nel periodo antecedente al lockdown legato alla pandemia di Covid-19, il gestore di un piccolo centro sportivo dotato di palestra e piscine coperte mi aveva contattato a causa di un forte “odore di cloro” – segnalato sia dai bagnanti, sia dagli operatori – presente nella sala vasche, accompagnato dal conseguente bruciore a occhi e gola.

Una volta appurato che questo problema non poteva che essere attribuito alla contaminazione dell’aria ambiente, dovuta a una consistente concentrazione di triclorammina, in pieno accordo con l’impiantista di fiducia del committente abbiamo proceduto alla realizzazione, in tempi rapidissimi, di un piccolo impianto di espulsione dell’aria ambiente di tipo “source capture” – come viene definito da autorevoli colleghi americani –, ovvero aspirata all’origine, laddove la triclorammina si sviluppa.

È noto, infatti, che questo composto inorganico, sottoprodotto della reazione dell’ipoclorito di sodio utilizzato per la disinfezione dell’acqua di piscina con le sostanze azotate apportate dai bagnanti, è fortemente volatile e quindi si libera in corrispondenza al pelo libero dell’acqua e si diffonde nell’aria ambiente. A dire il vero, la triclorammina è un gas pesante, molto più pesante dell’aria, per cui, in teoria, tenderebbe a costituire una specie di “cuscino” appena al di sopra della superficie dell’acqua della vasca, ovvero nella “breathing zone”, termine che indica lo spazio utilizzato dal bagnante per respirare. In pratica, però, come ben sappiamo, a livello del pelo libero dell’acqua di vasca si sviluppa un altro fenomeno fisico importantissimo, costituito dall’evaporazione della stessa.

Al contrario della triclorammina, il vapor d’acqua è un gas molto più leggero dell’aria e questo comporta la formazione di una vera e propria corrente d’aria che si solleva dalla superficie dell’acqua e trasmigra verso il soffitto della sala vasche, definita con l’appellativo di “effetto camino”. Le molecole del vapor d’acqua, in qualche modo, “agganciano” quelle della triclorammina, trascinandole nel loro moto ascensionale e favorendone in tal modo la miscelazione con l’aria ambiente. La tecnica di aspirare l’aria in corrispondenza della superficie dell’acqua di vasca ed espellerla direttamente all’esterno, prima che possa miscelarsi con l’intera massa d’aria, evita che questa parte contenente una notevole concentrazione di vapor d’acqua e di triclorammina possa entrare in circolo con l’impianto di termoventilazione della sala vasche, apportando un deciso miglioramento alla qualità dell’aria ambiente.

Mano con bolle di sapone

La precauzione più importante da adottare è quella di contenere a valori molto bassi la velocità dell’aria a livello della superficie dell’acqua: in corrispondenza della “breathing zone”, infatti, questo valore va a condizionare fortemente il comfort del bagnante. Occorre però sottolineare che queste sono le soluzioni da adottare quando, ormai, la formazione della triclorammina è già avvenuta. Proprio per questo motivo, contemporaneamente all’applicazione di essere, abbiamo cominciato a ragionare con il gestore sugli accorgimenti da attuare per evitare sul nascere lo sviluppo di questo sottoprodotto; fra tutti, è emersa la necessità, fortemente caldeggiata dal sottoscritto, di convincere i frequentatori a fare la doccia prima di accedere alla piscina, ma una doccia vera, con acqua e sapone, non come quella dei percorsi obbligati che non serve a nulla!

Poiché l’argomento è tutt’altro che piacevole, evito di scendere nei particolari della descrizione di quali e quante “schifezze” il bagnante introduce nell’acqua di piscina – e non solo a quella – se non ha fatto la doccia. Sono proprio queste sostanze organiche che, reagendo con il cloro utilizzato per disinfettare l’acqua, causano la formazione di triclorammina e non è un caso se le elevate concentrazioni di questo sottoprodotto della clorazione si manifestano soprattutto in seguito a un forte afflusso di utenti, concentrato in un breve lasso di tempo.

A ogni buon conto, il gestore, diligentemente, si è attivato per sensibilizzare i propri clienti – con i quali ha, oltretutto, un rapporto di amicizia – sulla grande importanza di effettuare una doccia saponata prima di entrare in piscina, ma nel nostro incontro successivo mi ha riferito, deluso, di aver ricevuto un netto rifiuto da parte degli utenti, pur avendo loro evidenziato chiaramente come questa semplice operazione preventiva rappresenti una garanzia igienico-sanitaria per la stessa persona che la pratica. In questi giorni ha preso il via la riapertura di palestre e piscine, una riapertura cauta e ligia alle linee guida stilate per regolare e rendere sicuro l’accesso agli impianti sportivi, tra le quali si legge anche l’obbligo ai bagnanti di fare la doccia con sapone prima di entrare in vasca.

Ragazzo che fa la doccia in costume

Chissà se il coronavirus riuscirà a far comprendere agli utenti quello che le nostre reiterate prediche non sono mai riuscite a far capire, ovvero che è interesse del bagnante stesso preservare nel miglior modo possibile l’acqua della piscina dalla contaminazione prodotta comunque dalla sua presenza, ma enormemente amplificata da comportamenti non corretti sotto il profilo igienico-sanitario. A prescindere dall’immensa mancanza di conoscenze che abbiamo nei confronti di questo virus, sappiamo con certezza almeno una cosa, ovvero che l’unico modo per toglierselo di dosso è quello di lavarsi il più accuratamente possibile. E se questo vale, in primis, per le mani, poiché sono le parti che nella quotidianità hanno una probabilità più alta di venire in contatto con il virus, a maggior ragione vale per il corpo intero se dobbiamo immergerci nell’acqua insieme ad altre persone. Immagino che qualcuno avrà l’ardire di argomentare che “tanto ci si immerge in acqua clorata” e quindi ci pensa il cloro a disinfettare la persona. D’altra parte, l’amuchina, che è diventata l’oggetto del desiderio di ciascuno di noi, in effetti non è nient’altro che una clorammina. Ritengo utile sottolineare che, per prima cosa, la concentrazione di cloro che si ottiene con l’abluzione sulle mani è decisamente più elevata di quella che si ha nell’acqua di piscina, quindi molto più efficace.

Infine, per quale motivo non dovremmo affrontare il problema a monte, visti i benefici che comporta sulla qualità dell’acqua di balneazione e, di conseguenza, sulla nostra esperienza complessiva di balneazione?