Desalinizzazione, possibile soluzione alla crisi idrica?

Con l’arrivo della stagione calda, i problemi climatici – e la siccità in particolare – si ripresentano ormai regolarmente in molte aree dell’emisfero settentrionale. Le anomalie sempre più frequenti nelle precipitazioni, nell’umidità del suolo e nella portata dei fiumi richiedono un attento monitoraggio e un uso appropriato delle risorse idriche, nonché l’attuazione di strategie di adattamento mirate. Gli stress idrici e il deterioramento della qualità dell’acqua che derivano da questa situazione sono problemi che i costruttori e i gestori di piscine pubbliche e private non possono più permettersi di sottovalutare. Se poi si considera che, con il peggiorare della crisi climatica, l’approvvigionamento, la gestione e il recupero dell’acqua per le piscine diventeranno aspetti sempre più critici (e condizionati dalle scelte politiche locali e nazionali), è facile capire quanto sia importante valutare le alternative oggi a disposizione.

L'emergenza in Italia, Spagna e Francia

Una recente ricerca coordinata dall’Università di Utrecht ha elaborato una mappa globale della siccità, individuando 21 “punti caldi” a forte carenza idrica, tra i quali rientrano anche l’Italia e la Spagna, anche se con una differenza importante: mentre il nostro paese (assieme ad altre regioni come gli altipiani degli Stati Uniti, la Cina settentrionale e la Grecia) risente della scarsità di acqua soprattutto a causa degli intensivi usi a scopo agricolo (con l’importante eccezione della Sicilia, dove non piove), la Spagna deve fare i conti soprattutto con un progressivo calo delle precipitazioni.

Al quarto anno consecutivo di siccità, infatti, la Spagna è ormai in piena emergenza nonostante le piogge dello scorso aprile. In decine di comuni sono state introdotte misure restrittive sui consumi idrici. E in un contesto nel quale anche ai turisti è richiesta moderazione nei consumi, il riempimento di piscine private o condominiali e la costruzione di nuove piscine private sono stati in linea di massima vietati. Lo stato di emergenza, dichiarato già in febbraio, ha portato all’introduzione di misure draconiane, come la riduzione dell’utilizzo medio di acqua dell’80% per l’irrigazione agricola e del 25% per l’industria.

Dal canto suo la Francia, dove alcuni bacini idrografici come il Gard e la Valle del Rodano stanno affrontando problematiche simili a quelle spagnole, ha adottato una Carta degli impegni del “Piano di sobrietà dell’acqua” nel luglio 2023. Con questa carta, diverse organizzazioni professionali della ristorazione e dell’ospitalità si sono impegnate a ridurre del 10% i consumi di acqua entro il 2030. L’obiettivo, molto ambizioso, è di rendere il turismo francese più sostenibile lavorando soprattutto su tre aree, ovvero l’individuazione delle perdite, la sensibilizzazione del personale e dei clienti e l’investimento in attrezzature e impianti sempre più efficienti dal punto di vista energetico.

Quanto all’Italia, la crisi idrica è oggi centrata in Sicilia, dove la mancanza di precipitazioni può ormai essere considerata estrema: secondo il Servizio informativo agrometeorologico siciliano (Sias), dal 1° settembre 2023 le precipitazioni sono state del 50-70% inferiori alle attese. Il risultato è che negli invasi siciliani si è ben 145 milioni di metri cubi d’acqua al di sotto del precedente record negativo, registrato nel 2017.

 

Desalinizzazione, una possibile soluzione?

Le aziende del settore piscine colpite dalla gravità di queste problematiche stanno ovviamente cercando di adattarsi al meglio delle loro possibilità, ma devono talvolta rivedere al ribasso i propri obiettivi di fatturato. Gli accorgimenti adottabili sono numerosi: tenere conto dei problemi climatici sin dalla fase di progettazione, ottimizzare i consumi (non solo riducendo la frequenza di ricambio dell’acqua di vasca, ma anche installando filtri che richiedono un contro-lavaggio più sostenibile ed efficiente e limitando l’evaporazione con apposite coperture) e minimizzare l’impatto ecologico. È tuttavia evidente che ciò non sia sufficiente.

Una valida opzione può essere ricercata nell’acqua di mare: se, da un lato, le piscine alimentate con acqua marina sono destinate ad acquisire una maggiore rilevanza (tanto da essere disciplinate dal nuovo dispositivo legislativo che andrà a sostituire l’Accordo Stato-Regioni, come anticipato dall’Istituto Superiore di Sanità all’ultima edizione di ForumPiscine), dall’altro le tecniche di desalinizzazione stanno lentamente prendendo piede. Desalinizzare l’acqua di mare, infatti, rappresenta un’opzione ragionevole per fronteggiare efficacemente l’emergenza idrica. Anche se l’acqua desalinizzata (che costa tra 500 e 1.000 volte meno dell’acqua in bottiglia) è stata sinora impiegata soprattutto per usi agricoli, industriali e residenziali, gli impianti di ultima generazione sono ormai in grado di fornire una fonte pulita e sicura per il riempimento e il ricircolo delle piscine commerciali persino nelle grandi strutture come resort e parchi acquatici.

Delle tre principali tecnologie disponibili (osmosi inversa, evaporazione e scambio ionico), l’osmosi è la più diffusamente adottata in più dell’80% degli impianti installati a livello globale grazie a una maggiore semplicità e a consumi energetici più contenuti. Questa tecnica consiste nell’utilizzare una membrana semipermeabile per separare l’acqua (pompata ad alta pressione) da sali e altre sostanze inquinanti. L’acqua purificata può essere successivamente remineralizzata in base alla destinazione.

La desalinizzazione dell’acqua, però, porta con sé anche una serie di fattori da non sottovalutare, a partire dallo smaltimento dello scarto dell’osmosi inversa, che deve essere diluito in modo tale da non danneggiare gli ecosistemi marini. Un altro aspetto riguarda i costi, poiché gli impianti di desalinizzazione possono richiedere investimenti molto impegnativi sia nell’installazione iniziale, sia nella regolare manutenzione, senza dimenticare i costi energetici derivanti dalla produzione idrica. Infine, per le problematiche che potrebbero derivarne, il rispetto delle normative relative al trattamento delle acque e allo scarico degli effluenti trattati richiede di lavorare a stretto contatto con le autorità di regolamentazione.

Per fare un esempio concreto, come ha riportato la rivista Piscinas Hoy, il Comune di Lloret de Mar (in Catalogna) ha acquisito un impianto di desalinizzazione per garantire l’utilizzo delle piscine durante la stagione estiva dopo che, il 7 marzo scorso, l’amministrazione locale ha autorizzato l’installazione di impianti di questo tipo. La misura, che dovrebbe tutelare gli oltre 12mila posti di lavoro direttamente legati al settore turistico, è solo uno dei tanti provvedimenti adottati per ridurre il consumo di acqua. Il costo del progetto, che mira a ottenere una concessione stabile dall’Agenzia per l’acqua catalana (ACA), è di circa 1,5 milioni di euro e sarà interamente finanziato dagli imprenditori del settore turistico locale. Al momento, il progetto è nel processo finale di elaborazione con l’ACA (che deve autorizzarne l’utilizzo), mentre l’amministrazione locale sta accelerando la costruzione di nuove condutture per espandere l’uso di acqua rigenerata.

Per concludere, dunque, è ormai essenziale trovare un ragionevole compromesso fra due distinte necessità (garantire elevati standard di sicurezza e limitare i consumi di acqua), così come è necessario anche testare nuove soluzioni che, con il supporto di dispositivi normativi ad hoc, possano aiutare a fronteggiare efficacemente le situazioni di emergenza. La desalinizzazione, nonostante i suoi costi ancora elevati, racchiude un potenziale estremamente interessante: insieme a pratiche di gestione più efficienti e a una più attenta collaborazione con gli stakeholder, potrebbe aiutare a porre le basi di una gestione dell’acqua molto più sostenibile di quella attuale.

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