DDL sicurezza: le ultime novità

Prosegue l’iter del Disegno di Legge (DDL) Quadro n. 2576 per la salute e la sicurezza nelle piscine. Il provvedimento, che introduce per la prima volta in Italia una disciplina unitaria nazionale a tutela dei bagnanti e dei frequentatori degli impianti natatori pubblici e privati, è stato approvato il 30 luglio 2025 dal Consiglio dei ministri, ha cominciato il proprio iter parlamentare il successivo 11 agosto, ed è infine stato assegnato alla Commissione Affari Sociali della Camera il 28 ottobre. Dopo i tragici incidenti della scorsa stagione, l’attenzione al tema della sicurezza in piscina è inevitabilmente cresciuta. In una lettera aperta inviata lo scorso 18 luglio alla Presidente del Consiglio dei ministri, ai Ministri competenti, ai Presidenti di Camera e Senato e ai Presidenti delle Commissioni parlamentari competenti, Assopiscine ha nuovamente richiamato l’attenzione sulla necessità di approvare il provvedimento in tempi rapidi. Per l’associazione – che ha svolto un lavoro essenziale nella genesi del DDL sicurezza e nel suo approdo alle camere – l’obiettivo è “colmare un vuoto normativo che dura da troppo tempo, introducendo una disciplina nazionale capace di garantire standard omogenei di sicurezza su tutto il territorio italiano”. L’emendamento al Decreto-legge Sport, approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati il 23 luglio scorso, ha rappresentato una prima risposta emergenziale al tema sicurezza. Il provvedimento, rivolto agli impianti natatori pubblici e privati a uso collettivo, presta particolare attenzione ai sistemi di aspirazione dell’acqua introducendo l’obbligo per i gestori di garantire la conformità di griglie, bocchettoni e impianti di ricircolo agli standard di sicurezza vigenti. Obiettivo della norma è prevenire i rischi legati al cosiddetto “effetto ventosa”, fenomeno che può verificarsi in presenza di sistemi di aspirazione non adeguatamente protetti. Gli impianti che non risulteranno conformi dovranno essere adeguati; in caso contrario, è prevista la sospensione dell’attività fino alla regolarizzazione delle criticità riscontrate. Accolto con favore da Assopiscine, l’emendamento è stato definito come un “primo passo” nella lettera aperta che quindici docenti di Ingegneria del corso di Sicurezza dell’Università La Sapienza di Roma hanno inviato il successivo 28 luglio al “Corriere della Sera”.

 

I nodi attuali: fattibilità economica e coordinamento

Il riavvio dei lavori della Commissione Affari Sociali della Camera (che precede l’approdo in aula e, quindi, in Senato) è avvenuto nelle prime due settimane di settembre. Anche se – come riferito all’ANSA dal presidente della Commissione Ugo Cappellacci – l’obiettivo è chiudere rapidamente la fase emendativa, i tempi effettivi di approvazione del DDL restano incerti. Per comprendere meglio a che punto siamo oggi, a un anno esatto dal “punto” fatto su queste pagine nel 2025 (cfr. Piscine Oggi n. 211) abbiamo nuovamente parlato con il presidente di Assopiscine Ferruccio Alessandria e con Roberto Salvatore, Public Affairs Consultant di Inrete. “Oltre all’obiettivo generale di migliorare il testo nel suo insieme”, ci ha detto il dottor Salvatore, “i due punti oggi più rilevanti, come emerso anche dalle nostre interlocuzioni, sono la fattibilità economica delle eventuali modifiche e il coordinamento con la norma approvata nel recente Decreto-legge Sport”. Pur essenziale, quell’emendamento deve infatti essere inquadrato all’interno di un provvedimento molto tecnico, complesso e articolato come il DDL sicurezza. In altre parole, è essenziale che i due “canali” normativi ora esistenti – emergenziale l’uno, ordinario l’altro – siano coordinati e integrati in un unico testo coerente. Come ha precisato il presidente Alessandria, il rischio è altrimenti quello di creare nuove zone grigie a livello interpretativo: “Se, da un lato, l’emendamento introduce l’obbligo di mettere a norma tutti i dispositivi di aspirazione per evitare ogni rischio di intrappolamento, dall’altro richiama esplicitamente al rispetto delle normative vigenti. È così successo, ad esempio, che la Regione Emilia-Romagna abbia richiesto a tutti gli impianti interessati dal decreto l’invio di una serie di documenti come la certificazione DM 37/08, la conformità alle normative 10637 e la conformità rispetto alla norma UNI sulle aspirazioni”. Se è dunque innegabile che la nuova norma integrata nel Decreto-legge Sport abbia rappresentato un segnale forte (come sottolinea anche Salvatore), bisogna riconoscere che il passo più importante da fare rimane l’approvazione definitiva e in tempi brevi del DDL sicurezza.

 

Segnali positivi

Su questo piano, le ragioni per essere ottimisti non mancano. Anche se non può darne conferma ufficiale, Alessandria ritiene che sia ormai diventata piuttosto chiara anche a livello istituzionale la necessità di una legge quadro uniforme su tutto il territorio nazionale che eviti una pluralità di interpretazioni e applicazioni a livello regionale. Un altro aspetto incoraggiante è che, mentre lo scorso autunno-inverno si erano verificati alcuni stalli nell’iter del testo, “soprattutto dopo l’intervento diretto della presidente Meloni – ci ha detto sempre il presidente di Assopiscine – abbiamo avuto l’opportunità di incontrare più o meno tutti i componenti della Commissione Affari Sociali, e da quel momento non si sono più registrati ostacoli o vincoli particolari”. Anche la direzione generale in cui procedono i lavori sembra essere quella giusta. Il concetto di sicurezza delineato nel provvedimento in discussione dovrebbe “assolutamente mantenere la sua notevole ampiezza” (che include anche tutti gli aspetti igienico-sanitari). E “mentre una prima bozza del DDL prevedeva l’esclusione di tutti gli impianti gestiti da società sportive dilettantistiche, l’emendamento al Decreto-legge Sport ha preso in considerazione proprio le piscine pubbliche o private a uso pubblico”.

 

Volontà politica e impianto normativo

Anche se la cautela in questi casi non è mai troppa – occorre pur sempre considerare che, non essendo ancora stata approvata alcuna modifica, il testo è ancora quello ratificato dal Consiglio dei ministri lo scorso anno – tanto il presidente Alessandria quanto il dottor Salvatore ritengono che la volontà politica di adottare il provvedimento ci sia. “Le mie sensazioni in merito sono positive”, ci ha detto Alessandria. “Del resto, soltanto tre anni fa nessuno avrebbe mai pensato che saremmo arrivati ad avere una legge nazionale in discussione in Parlamento. Restiamo ottimisti sull’esito finale e, in tutti i casi, continueremo a fare il nostro mestiere”. Non solo. Nonostante nel corso dell’ultimo anno siano talvolta state avanzate proposte (ad esempio, da parte di altre associazioni) che miravano a modificare l’impianto generale del DDL – ci ha detto Salvatore – “sembra che la volontà politica e istituzionale sia quella di conservare tale impianto senza apportare cambiamenti radicali”. Infatti, la struttura normativa è stata accuratamente predisposta dai tecnici del Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Protezione Civile, ognuno per le parti di propria competenza.

 

Il settore? “Deve cambiare passo”

Se così stanno le cose, ipotizzare che il testo definitivo sia approvato entro la fine di quest’anno (come spera il presidente di Assopiscine) non è certo insensato. Al contrario, sarebbe la strada più opportuna da seguire se si considera che nel 2027 si entrerà di fatto in campagna elettorale: la scadenza naturale della legislatura è infatti fissata all’ottobre dell’anno prossimo. Al di là dell’esito effettivo, comunque, Alessandria ritiene che già oggi tutti gli operatori del settore dovrebbero essere pronti a operare in un settore che guarda alla sicurezza come primo fattore distintivo. “È questo il lavoro da fare”, ci ha detto. “Da qui in avanti, bisogna cominciare a ragionare in termini formativi e normativi sulle certificazioni degli impianti e sui soggetti che ne devono essere responsabili, sulla messa in sicurezza delle piscine, e così via. La legge quadro prima o poi giungerà all’approvazione finale. È il settore che, a questo punto, deve cambiare passo”.