COVID-19 e piscine: la valutazione oggettiva del rischio di contagio

Valentina Busini e Maurizio Masi, professori del Dipartimento di Chimica Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano, hanno redatto un importante e interessante approfondimento dedicato alla valutazione oggettiva del rischio di contagio nelle attività sportive indoor e a una sua possibile mitigazione.

Lo scritto parte dal presupposto che, nella contingente situazione pandemica, il decisore politico, per preservare la salute pubblica, ha inciso notevolmente sulla libertà di movimento dei cittadini e sulle attività che potevano essere praticate. Interi settori economici, incluso quello dello sport, hanno dovuto sottostare alla forzata chiusura delle loro attività per evitare assembramenti pericolosi per la dinamica del contagio. Quando si prendono decisioni che riguardano la vita dei cittadini è però necessario che esse siano basate su solide basi scientifiche e che, soprattutto, la regola sia uniforme per tutti i settori.

Dati alla mano, Valentina Busini e Maurizio Masi suggeriscono un approccio diverso alla generale misura di contenimento sociale adottata in questi lunghi mesi, la quale ha portato a un’inibizione di tutta l’attività sportiva indoor.

Diffusione dell'aerosol nell'aria

All'interno dell'articolo, Valentina Busini e Maurizio Masi offrono un focus dettagliato sulla diffusione dell'aerosol. Nell'immagine è rappresentata l'esemplificazione del meccanismo di contagio.

L’approfondimento, pubblicato in forma completa sul numero 194 di Piscine Oggi (aprile-giugno), risponde in particolar modo alle seguenti domande:

  • È possibile ridurre il rischio di contagio, in un qualunque ambiente, a zero?
  • Le attività svolte in ambiente chiuso presentano un rischio di contagio superiore alle analoghe svolte all’aperto?
  • È possibile confrontare su una base comune tutte le attività svolte in ambiente chiuso?
  • È possibile ridurre il rischio di contagio delle attività svolte in ambiente chiuso a livello delle analoghe svolte all’aperto?
  • In una piscina e quindi nella pratica del nuoto, qual è il locale che espone al maggior rischio di contagio?
  • È giusto imporre la distanza dei 7 metri quadrati d'acqua a disposizione per nuotatore?

Valentina Busini e Maurizio Masi, all’interno del loro approfondimento, toccano e spiegano diversi aspetti critici, quali il rischio nelle attività umane, l’indice di rischio di contagio, la persistenza del virus nell’aria e sulle superfici, gli agenti sanificanti per le superfici, l’indice di contagio, la specificità di un impianto natatorio, l’adeguamento degli impianti e una nuova progettualità, per arrivare all’illustrazione del progetto “piscine 4.0”, nato nel marzo 2020 sotto l’egida del comitato regionale lombardo della FIN e altre associazioni di categoria lombarde e la direzione sport della regione Lombardia, che ha come primo obiettivo quello di stabilire un protocollo che garantisca una fruizione sicura (coniugata a una gestione economicamente sostenibile) dell’impianto natatorio.

Lo scritto illustra come, affrontando il problema con un approccio scientifico, è possibile definire protocolli d’uso e sanificazione degli ambienti, adattare o progettare gli impianti di ventilazione per ridurre il rischio di contagio e coordinare un organo di controllo che monitori e verifichi la buona pratica dei protocolli definiti.

Leggi l’articolo completo su Piscine Oggi 194, acquistabile in edicola o sul nostro shop a partire da giugno.