Nel suo comunicato stampa, CoNGePi – Confederazione Nazionale Gestori Piscine denuncia con chiarezza che il settore natatorio italiano non è più in grado di reggere il peso insostenibile del caro energia e dei costi di gestione.
CoNGePi ha ufficialmente dichiarato lo stato di emergenza nazionale per l’intero comparto: senza interventi urgenti, strutturali e di sostegno economico immediato, migliaia di impianti saranno costretti a chiudere i battenti. Trattandosi di impianti ad altissimo consumo energetico – dove l’elettricità alimenta ininterrottamente i sistemi di filtrazione e trattamento dell’acqua e il gas garantisce il riscaldamento delle vasche e degli ambienti – la vertiginosa impennata dei prezzi energetici sta mettendo in ginocchio la gestione dell’intero settore.
Un patrimonio nazionale a rischio estinzione
CONGEPI sottolinea che mantenere attivi questi complessi impianti a fronte del raddoppio dei costi energetici è divenuto matematicamente impossibile con i soli ricavi di gestione. Ma non solo. Il crollo delle piscine significa la fine di un sistema integrato fondamentale per l’Italia:
- Oltre 5 milioni di italiani che utilizzano quotidianamente gli impianti natatori per sport, salute e prevenzione.
- Circa 3.000 impianti distribuiti su tutto il territorio nazionale.
- Oltre 100.000 addetti tra lavoratori, tecnici, istruttori e personale di servizio, il cui futuro occupazionale è fortemente minacciato. Migliaia di società e associazioni sportive che promuovono la pratica natatoria a tutti i livelli.
- L’attività agonistica di 5 Federazioni Sportive Nazionali (FIN, FIPSAS, FINP, FPM, FITRI) e 14 Enti di Promozione Sportiva (EPS).
- Progetti e attività sociali dedicati al mondo della disabilità, all’attività motoria adattata e al supporto della terza età.
- I progetti “Scuole in piscina” e la formazione continua degli assistenti bagnanti, indispensabili per garantire la sicurezza sulle spiagge e negli specchi d’acqua del Paese.
- La sicurezza acquatica dei bambini, che imparano a nuotare fin da piccoli prevenendo la piaga degli annegamenti.
«Di fronte a questo raddoppio contemporaneo di elettricità e gas, gli sforzi e l’efficienza dei gestori non bastano più», ha dichiarato Alessandro Valentini, Presidente di CONGEPI. «Non stiamo parlando soltanto di perdita di profitto per le imprese del settore, ma del rischio concreto di veder sparire un patrimonio pubblico insostituibile. Se chiudono le piscine, si fermano lo sport, la riabilitazione medica, la prevenzione e la formazione dei guardiani della sicurezza in acqua».
L’appello di CONGEPI è chiaro, si richiedono con urgenza:
- Un tavolo di crisi nazionale presso la Presidenza del Consiglio, i Ministeri dello Sport, dell’Ambiente e dell’Economia, insieme ad ANCI e alla Conferenza delle Regioni.
- Contributi straordinari e ristori d’emergenza dedicati alle strutture sportive natatorie, a copertura dei rincari energetici già subiti.
- Misure strutturali a medio-lungo termine per promuovere la transizione energetica, la riqualificazione degli impianti e l’impiego di fonti rinnovabili, specificamente pensate per gli impianti ad alta intensità energetica.