Annegamenti e prevenzione, il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i risultati di un’indagine realizzata a partire dai dati riguardanti il periodo di tempo tra il 2015 e il 2019 attinenti a oltre 2.000 incidenti avvenuti in acqua, 1.209 dei quali sono risultati fatali. Nello specifico, sono stati analizzati 2.096 casi di incidenti in acqua, caratterizzati da un trend costante, con circa 3-400 incidenti l’anno, e da un aumento negli ultimi tempi degli incidenti nelle acque interne, ovvero laghi e fiumi. Nel complesso, le tre fasce di età più a rischio risultano essere quella 45-64 anni (18,2% di tutti gli incidenti in acqua), quella 65-79 anni (16,2%) e quella 0-10 anni (13,9%). L’indagine ha riportato che il 41% degli incidenti fatali avviene in acque interne, il 42% sul litorale, mentre il restante 17% si divide quasi equamente tra mare aperto e piscine. Per quelli non fatali, invece, la proporzione è 54% sul litorale, 24% in piscina, 17% nelle acque interne e 5% in mare aperto. Tenendo conto del fatto che in molti casi fossero presenti delle concause, i dati relativi alle cause degli incidenti parlando di malori (28,1%), condizioni avverse del mare (14,9%), caduta in acqua o dagli scogli (14,3%). 

Scopri tutti i dati emersi dall'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità

Questi dati sono un piccolo esempio del drammatico problema degli annegamenti che affligge tutto il mondo, tanto che l’OMS chiede a tutti i Paesi di fare lo sforzo necessario per ridurne l’estensione, definendo delle strategie nazionali ad hoc. In Italia, su iniziativa del Ministero della Salute, è stato istituito l’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti ed incidenti in acque di balneazione, con la collaborazione e la partecipazione dell’Istituto Superiore di Sanità, della Capitaneria di Porto, della Società Nazionale di Salvamento, dell’ISPRA, dell’ANCI Toscana, dell’Università di Firenze, dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e del Gruppo Nazionale per la Ricerca sull’Ambiente Costiero (GNRAC). L’Osservatorio ha lo scopo principale di raccogliere i dati sugli annegamenti in tutto il territorio nazionale e proporre conseguentemente delle strategie di prevenzione efficaci ed evidence based, ed è attualmente al lavoro sulle Linee guida per la prevenzione degli incidenti in acqua.

La base da cui partire per ridurre il problema degli annegamenti è ovviamente la prevenzione. L’Istituto Superiore di Sanità ha dedicato un opuscolo informativo, elaborato anche all’interno dell’Osservatorio, proprio sulla prevenzione degli annegamenti in piscina, con un focus specifico sui bambini. Si raccomanda, in particolar modo, di: sorvegliare i bambini quando sono in acqua o quando ci sono (o potrebbero esserci) specchi d’acqua nelle vicinanze (piscine anche in case vicine, pozzi, canali, fiumi ecc.); recintare adeguatamente le piscine o altri bacini d’acqua; far frequentare ai bambini corsi di nuoto.

Scarica le raccomandazioni di prevenzione dell’Istituto Superiore di Sanità

 

Cogliamo l'occasione per ricordare che, poco tempo fa, è partita la Campagna Nazionale di sensibilizzazione per la "Prevenzione incidenti e annegamenti in età pediatrica", ideata da Nicola Brischigiaro (pluricampione mondiale di immersione in apnea e tra i massimi esperti in educazione acquatica familiare) e concepita insieme agli esperti del Ministero della Salute e dell’ISS. L'iniziativa è stata adottata da Assopiscine, che ha voluto collaborare attivamente a questa importantissima campagna perché mettere in sicurezza la propria piscina è un dovere sociale.

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