Acqua in piscina, pulita e sicura, ma senza sprechi: tre proposte concrete

La siccità con la quale stiamo convivendo ormai da svariate settimane ha portato a una situazione critica, che, forse, porterà alla decisione del razionamento anche diurno dell’acqua.

Noi di Piscine Oggi siamo ovviamente molto sensibili a questa tematica. In passato abbiamo lanciato alcune iniziative volte, nel nostro piccolo, a dare alcuni spunti per soluzioni concrete utili ad arginare i consumi idrici e limitare gli sprechi, nel nostro settore e non solo. Iniziative che abbiamo portato anche a ForumPiscine, come la Piscina Autosufficiente, e che sono sfociate in progetti anche più ambiziosi, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università di Roma 'Foro Italico', con l’obiettivo di sollevare una riflessione ed eventuale revisione della normativa sulle acque delle piscine collettive, revisione che tenga in debito conto anche il tema della sostenibilità nell’impiego della risorsa acqua.

L'intervista di RaiNews24 a Marco Sublimi

Questi punti sono stati supportati anche dal Coordinamento Associazioni Gestori Impianti Natatori il cui coordinatore, Marco Sublimi, ha espresso – durante un’intervista a RaiNews24 del 27 giugno – il timore che si possa arrivare a una nuova chiusura degli impianti natatori a causa dell’emergenza siccità, una chiusura che queste strutture, già martoriate dalla pandemia, non possono assolutamente permettersi. Sublimi ha proseguito esplicando i 3 punti principali che il Coordinamento Associazioni Gestori Impianti Natatori ha messo nero su bianco in un'istanza rivolta al Presidente Draghi. Il primo punto riguarda l’abitudine delle ASL di obbligare i gestori delle piscine a sostituire dal 2,5 al 5% del volume dell’acqua complessiva di tutta la piscina. Si propone una modifica, ovvero andare a sostituire solo l’acqua che è necessario cambiare sulla base dei valori fisici, chimici e microbiologici dell’impianto. Quindi sì all’acqua pulita e sicura, ma senza sprechi. Il secondo punto, poi, riguarda l’obbligo, derivante dalle normative, di svuotare completamente le vasche invernali per andare a riempirle con acqua nuova ogni 12 mesi, in occasione della riapertura. Come ha sottolineato Sublimi, “Riteniamo che sia necessario evitare lo svuotamento completo, almeno per quest’anno, garantendo comunque la sicurezza sui parametri citati prima”. Infine, il terzo punto, che è anche il più importante, è chiaro e diretto: basta sprecare acqua potabile per riempire le piscine, l’acqua deve essere balneabile e non potabile.

L'acqua di piscina deve essere potabile?

Il tema presente nel terzo punto è stato più volte trattato, negli ultimi anni, sulle pagine di Piscine Oggi e nel corso di incontri organizzati a ForumPiscine. E lo scorso ottobre, nel corso della sessione “Risorsa idrica in piscina: efficientamento e sostenibilità, tra tecnologie disponibili e normativa vigente”, Vincenzo Romano Spica (Professore Ordinario di Igiene e Sanità Pubblica presso l’Università degli Studi di Roma ‘Foro Italico’) aveva così risposto alla fatidica domanda ‘L’acqua di piscina deve essere potabile?’: “Sì e no! Al momento – ha spiegato alla platea Romano Spica – la normativa prevede che l’acqua, per riempirla, debba rispondere ai requisiti di potabilità, ma ovviamente quella che ritroviamo nella vasca e nel ricircolo non deve essere potabile, sia per la presenza dei bagnanti, sia per l’aggiunta di disinfettanti e altre sostanze per garantirne la sicurezza igienico-sanitaria. Il legislatore ha previsto questi criteri restrittivi per tutelare la salute pubblica, ma in principio si potrebbe utilizzare anche l’acqua di un pozzo o di un lago, di cui se ne verificasse la sicurezza. Perché allora riempire le piscine con l’acqua dell’acquedotto destinata anche a cucinare e bere? Questo tema, attualissimo, è parte della questione della protezione delle riserve idriche, della tutela delle acque e della sostenibilità delle attività umane. Sia il legislatore, sia i tecnici stanno considerando alternative per limitare lo spreco di acque, anche aumentando il riciclo e studiando alternative per l’approvvigionamento, come la raccolta di acque da sorgenti o piovane. Questo impegno è parte dello sforzo teso a proteggere l’ambiente, rispettare le risorse idriche e rendere sempre più ‘green’ anche gli impianti natatori, pubblici o privati che siano. Le piscine sono una minima parte dello spreco di acqua rispetto ad altre attività umane, ma è giusto e doveroso che anche questo settore si sforzi per contribuire alla sostenibilità ambientale, sia con la scienza e la tecnologia, sia diffondendo informazione ed educazione”.